giovedì 12 settembre 2013

IL MIO PARTNER MI TRADISCE!



Intendo qui per tradimento una relazione sessuale ed emotiva con una persona diversa dal proprio partner nelle coppie in cui il rapporto è caratterizzato dall’aspettativa di esclusività.
La rivelazione o la scoperta del tradimento del partner è spesso un’esperienza drammatica e assimilata da alcuni autori ad un evento traumatico.
La sua scoperta provoca intense e imprevedibili emozioni che possono variare dalla rabbia intensa alla vergogna, dalla tristezza all’angoscia al risentimento.
E’ spesso un episodio devastante per il partner ferito, che sconvolge la percezione di sé stessi, della propria relazione di coppia e del proprio partner.
Si può avere la sensazione di non riconoscere la persona che si ha accanto e di non averla mai conosciuta realmente: si ha l’impressione di trovarsi accanto ad un estraneo.
Il partner ferito può sperimentare pensieri intrusivi e immagini del proprio compagno con l’amante, desiderio di vendetta, estrema agitazione, e altri sintomi riscontrabili nel Disturbo post traumatico da stress, come disturbi del sonno, ansia generalizzata, irritabilità, difficoltà di concentrazione e ipervigilanza.
Il partner coinvolto nel tradimento sperimenta un cambiamento nella percezione di sé come persona onesta e dei propri valori personali, prova spesso intensi sentimenti di colpa e confusione sulle cause che lo hanno portato al tradimento.
Il tradimento è un evento causato da diversi fattori: fattori legati alla persona che tradisce, al partner, alla loro relazione e al contesto in cui sono inseriti.
E’ molto difficile individuare delle dimensioni personali o relazionali caratteristiche del tradimento coniugale.
Le ricerche in questo campo hanno rilevato delle problematiche coniugali che frequentemente costituiscono terreno fertile per il tradimento, ma non necessariamente presenti come cause specifiche.
I problemi coniugali che possono facilitare il tradimento di uno dei due partner sono:

Evitamento dell'intimità
L’intimità è un legame d’ affetto fatto di attenzioni reciproche, responsabilità, fiducia, comunicazione aperta dei sentimenti e delle sensazioni e dello scambio non difensivo quando accade o all’ uno o all’ altro qualcosa di emotivamente significativo.
La paura dell’ intimità agisce in modo molto distruttivo in un rapporto. Se uno dei due desidera questa vicinanza, farà degli sforzi per raggiungerla cercando di scambiare emozioni, condividere sensazioni, di passare del tempo insieme, mentre se l’altro ha paura dell’intimità cercherà sempre di fuggire.
C’è sempre uno che prova e l’ altro che resiste. A questo punto il primo si sente rifiutato, finché ci rinuncia, si arrabbia, si deprime o ha un’altra storia.
L’ altro invece si sente invaso, confuso, sottoposto a pressioni “ma cosa vuole da me? È un pozzo senza fondo…” e si ritrae ulteriormente, irritandosi con il partner.
Evitare l’ intimità può essere un progetto per entrambi i coniugi fin dall’inizio del rapporto, oppure è un atteggiamento che si può presentare nel tempo per evitare le difficoltà e le frustrazioni per l’incapacità a condividere sensazioni personali intime e problemi.
Con il passare del tempo si sviluppa una sorta di cecità relazionale ed il distacco emotivo, terreno fertile per la ricerca di nuove avventure.

Evitamento dei conflitti e creazione dei segreti
In queste coppie la stabilità è mantenuta “non vedendo e non sapendo”. La pace e la stabilità apparenti lasciano una relazione di fiducia e serenità senza una reale base solida. Nessuno dei due è realmente consapevole delle estensioni nascoste che l’ altro può avere dietro di sé.
Gli aspetti conflittuali sono tenuti nascosti o risolti  fuori dal matrimonio. Il rapporto è mantenuto rigidamente stabile, diventando un “rapporto come se”(..andasse tutto bene). In questo caso avere un amante è un modo per sfidare o dare una sferzata ad un rapporto matrimoniale rigido.

Conflitti aperti e irrisolti
L’incapacità ad impegnarsi in interazioni efficaci e creative per risolvere i problemi all’interno del rapporto lascia insoddisfatte molte necessità personali e relazionali, portando ad una sempre maggiore frustrazione e amarezza e ad un bisogno di ricercare soluzioni esterne al rapporto stesso.

Rapporti sessuali insoddisfacenti o assenti
I problemi sessuali più frequenti sono: mancanza di passione, desiderio e attrazione, una disfunzione sessuale (ad es. impotenza, eiaculazione precoce ecc.), uso cronico del sesso come strategia di potere, difficoltà ad esprimere fisicamente il proprio amore e affetto.

Insoddisfazione verso l’equilibrio di potere nel rapporto coniugale
Molte coppie arrivano ad uno stato di blocco nella capacità di soddisfare le proprie necessità, simile allo scacco matto nel gioco degli scacchi: “né con te, né senza di te”. In questa situazione ciascun coniuge si sente incapace di fare il primo passo o non capisce se poterlo fare, non sa in quale direzione e quando farlo. Hanno paura di perdere il proprio potere personale verso l’ altro o di soffrire ancora.
Avere un amante può essere necessario ad uno dei due coniugi, in questo caso, per arrivare ad avere un equilibrio di potere rispetto all’ altro.

Conservare il mito del matrimonio e della famiglia ideale
Le coppie di questo tipo sono spesso viste dagli altri come le coppie ideali.
In pubblico appaiono felici, fanno diverse cose insieme, mostrano armonia e cordialità.
In realtà hanno sviluppato dei sofisticati meccanismi per coprire i buchi della loro relazione. Il matrimonio è tenuto insieme dal credere nella famiglia, piuttosto che dal legame tra i coniugi. I problemi sono affrontati cercando di far coincidere il matrimonio, il partner e sé stessi all’ immagine ideale della famiglia. Le sensazioni personali sono accantonate e prevale quello che “dovrebbe essere fatto” in quella situazione. Questo tipo di vita è troppo soffocante per lo sviluppo di chiunque. In questo caso la relazione extraconiugale aiuta a rompere la facciata.

Sfide al precedente sistema di valori
Le sfide alla precedente concezione di sé e del proprio sistema di valori può avvenire attraverso nuovi incontri sociali, come ad esempio nei processi di emigrazione o immigrazione, o la partecipazione a gruppi di persone o a relazioni in cui si crea un’ intensa intimità.
L’ idea di sé e dei propri bisogni può cambiare e provocare la ricerca di una relazione più adeguata alle nuove esigenze.

Sfide alla struttura coniugale e/o familiare
Questo tipo di sfide riguardano dei cambiamenti nella coppia che possono alterare i suoi equilibri e creare insoddisfazione nei partner. Alcuni esempi: un periodo lavorativo lungo in cui uno dei due coniugi è spesso assente da casa e l’ altro sente di non avere un partner con cui condividere la propria vita; un avanzamento di carriera di uno dei due coniugi e lo sbilanciamento di potere nella coppia che ne può conseguire.
Tutte le situazioni esterne che richiedono dei cambiamenti nelle abitudini della coppia, possono causare un malessere e una frustrazione che può spingere i partner verso una relazione extraconiugale, verso il tradimento del partner.

La psicoterapia di coppia è molto utile per affrontare e superare la fase iniziale della crisi, a volte drammatica e molto intensa a livello emotivo, che segue la scoperta o la rivelazione del tradimento del partner.
Il superamento della crisi iniziale, può aiutare i coniugi a riflettere sulla loro relazione, sulle cause che possono aver contribuito al tradimento, sul suo significato e ad avere un’idea più chiara di sé, del partner e del proprio rapporto.
Questo può aiutare a prendere decisioni riguardo al matrimonio (relazione di coppia), con maggiore chiarezza e consapevolezza, non per reazione alla crisi.
La crisi di coppia innescata dal tradimento dovuto ad una relazione extraconiugale può divenire un’ opportunità potenzialmente importante per entrambi i coniugi per sentirsi coinvolti nel mondo emotivo dell’ altro/a e per ricostruire la relazione coniugale su nuove basi in modo da permettere a entrambi i coniugi di soddisfare le proprie necessità.



FONTE: http://www.psiconauti.it/Tradimento.aspx

lunedì 9 settembre 2013

TRA QUALCHE GIORNO INIZIA LA SCUOLA: L'IMPORTANZA DEI COMPITI A CASA E DELL'ATTEGGIAMENTO DEI GENITORI VERSO LA SCUOLA!



Come inculcare buone abitudini di studio al piccolo scolaro, quale dovrebbe essere il ruolo del genitore e come capire se ci sono disagi?
Compiti a casa: un argomento molto dibattuto e non soltanto in Italia, per i risvolti che ha sulla vita familiare. Spesso basta poco per arrivare a pianti e urla. Così i fine settimana invece di rigenerare genitori e figli si trasformano in (inutili) match.
I consigli sono emersi a una giornata di studio promossa dal Servizio di psicologia dell'apprendimento e dell'educazione dell'Università Cattolica di Milano

I compiti a casa sono utili per il bambino
Secondo Manuela Cantoia,i compiti a casa sono utili ai bambini e alla loro crescita per i seguenti motivi:
  • aiutano il piccolo alunno a confrontarsi con la dimensione del dovere, fanno imparare la fatica;
  • sviluppano la capacità di organizzarsi del bambino e diventa più autonomo;
  • attraverso il lavoro a casa, un bambino impara a conoscere meglio se stesso, a reagire alla frustrazione, persistendo con costanza e determinazione al perseguimento dell'obiettivo;
  • a casa, il bimbo può essere più o meno bravo, questo non è il punto essenziale. Quello che conta è la sfida ad andare avanti lo stesso e non mollare. “Ricordiamo che in molti casi il rifiuto verso una situazione è legato alla paura di fallire,” dice la psicologa.
Certo, non è facile 'convincere' un bambino che i compiti sono utili soprattutto per lui. Per lui sono un obbligo e tolgono tempo al gioco. Sbagliato, secondo la psicologa, ostinarsi a dire che i compiti sono qualcosa di divertente.
“Per i bambini, i compiti sono un dovere e, quindi, noiosi a priori. Un compito è quello che è, non ha molto senso associarlo all'idea di divertimento che crea confusione anche nel bambino,” dice Cantoia, coordinatrice delle attività formative dello SPAEE ed esperta in psicologia dell'apprendimento.

Evitare lo stress si può, con le buone abitudini
Il primo passo per abituare i figli a svolgere i compiti senza troppe proteste, in modo sempre più autonomo, è quello di seguire una serie di semplici (ma efficaci) accorgimenti. Anche con l’aiuto di Emanuela Confalonieri, docente di psicologia dell'educazione e dello sviluppo, ecco alcuni consigli ai genitori.
  • Quando fare i compiti Non lasciate al caso lo spazio di tempo dedicato ai compiti. Per i bambini è importante l’organizzazione. All'inizio, è indispensabile essere anche un po' prescrittivi: se si decide, per esempio, di dedicare ai compiti il sabato mattina, è così, punto e basta, non si deve fare altro. Un approccio del genere, aiuta il figlio a imparare ad autoregolarsi.
  • Dove fare i compiti Il luogo dove fare i compiti deve favorire la concentrazione dei bambini. Quindi, se i compiti vengono fatti nella cameretta, la stanza deve essere in ordine e soprattutto lo deve essere la scrivania. Inoltre non ci devono essere in giro giochi, videogiochi, tv , palloni o altre cose che possono distrarre il bambino. Se la cameretta viene condivisa con un fratellino/sorellina o è impossibile fare ordine, forse potrebbe essere il caso di trovare un luogo alternativo. Per esempio, il tavolo della cucina o un angolo della casa dove c’è una scrivania e una sedia.
  • Un aiuto quando serve Il genitore che ha più pazienza, si assuma l’incombenza di dare una mano al bambino che chiede aiuto o che non capisce qualcosa. Meglio metterselo bene in testa: rimproveri e urla servono soltanto a stressare il bambino e a minare la fiducia nelle sue capacità. Quello che dovrebbero fare i genitori è esattamente il contrario: dare fiducia e evidenziare i risultati positivi (è quello che gli psicologi chiamano rinforzo positivo
  • Cosa fare se sbaglia Quando il genitore nota un errore, dovrebbe invitare il bambino a rileggere e a capire che cosa sbagliato. Inutile invece mandare a scuola il bambino con i compiti perfetti se poi non ha capito il concetto. Anzi, può anche essere deleterio perché la maestra non riuscirà a capire l’effettiva preparazione del bambino.
  • Controllo o non controllo? All'inizio del percorso scolastico, è meglio controllare, per esempio, che il figlio si ricordi di fare tutti i compiti (non solo quelli che preferisce!) o che porti il necessario per disegno o educazione fisica il giorno giusto. Ma poi, piano piano, il controllo deve diventare sempre meno stretto e, soprattutto, l'adulto non deve sostituirsi al figlio e fare le cose al posto suo. Il bambino cresce, diventa più responsabile e autonomo e impara anche a gestire la sua vita a scuola. Naturalmente, ogni bambino ha i suoi ritmi, mamma e papà devono rispettarli e capire quando il figlio è pronto a una maggiore autonomia e non ha più bisogno di una costante 'supervisione'.
Mamma e papà devono dare sostegno e fiducia
Secondo Marisa Giorgetti, ricercatore del Dipartimento di Psicologia, il concetto chiave è 'esserci'. Che cosa significa? “Il genitore deve offrire al figlio un sostegno emotivo alla sua fatica, mostrare comprensione e aiutarlo a sviluppare il senso di responsabilità e la capacità di applicarsi”, spiega la psicologa.
Inoltre, deve dare fiducia. “E’ molto importante incoraggiare il bambino quando è impegnato nei compiti. Il genitore può/deve rassicurare il figlio con un atteggiamento positivo. Il messaggio che deve trasmettere è: 'Dai, va tutto bene, puoi farcela!'.
Non solo. L'adulto deve diventare “complice del bambino nella capacità di sormontare gli ostacoli. Questo non vuol dire fare i compiti al posto suo, ma al contrario accompagnarlo, se necessario, a superare gli scogli”, dice ancora la psicologa.
La presenza del genitore ha anche “la funzione di sostenere l’autodisciplina: con il tempo, il bambino si metterà da solo a fare i compiti, in modo autonomo, senza troppe sollecitazioni da parte di mamma o papà”, dice Giorgetti.
Sulla stessa lunghezza d'onda, anche Annella Bartolomeo, psicologa e psicoterapeuta, sottolinea quanto l'ambiente familiare svolga un ruolo significativo nei confronti del successo scolastico del figlio. “La famiglia dovrebbe alimentare l’autostima del figlio, è fondamentale trasmettere al bambino l'idea che può farcela a svolgere quel compito. Altrettanto efficace è mostrare interesse verso i compiti a casa, sollecitando, piano, piano, l'autonomia del bambino”, dice l'esperta.

Il protagonista è il bambino, non il genitore
Il bambino deve sentirsi protagonista della sua esperienza scolastica, è molto importante. I genitori devono sostenerlo e essere presenti ma, attenzione, non sono loro a tornare tra i banchi di scuola.
“Appena inizia la scuola, questo obiettivo, chiaro per il mondo della scuola, deve esserlo anche a casa, per la famiglia - dice la docente di psicologia Emanuela Confalonieri. Occorre, dunque, sostenere un percorso di autonomia del figlio per ogni aspetto della vita scolastica - compiti, materiali, organizzazione - anche tra le pareti domestiche”.
Con il tempo, la famiglia può anche aiutare il figlio a capire che, se all'inizio si studia per fare contenta la mamma o la maestra – in realtà, imparare cose nuove ha un senso per se stessi e non per gli altri o per il voto”, sostiene la docente.
Questo è un percorso graduale, che richiede tempo e maturazione, e cambia per ogni bambino. All'inizio, quindi, può essere necessario insistere per fare i compiti. “Nel primi tempi a scuola, ci sono bimbi che fanno una reale fatica, stanno male - dice l'esperta. Si può provare a stargli accanto e poi lasciarli 10 minuti da soli a fare i compiti”.
Secondo la psicologa, a volte, “i genitori nutrono grandi aspettative verso il figlio, e ci tengono che vada a scuola con i compiti ben fatti - ed ecco la tentazione di farli al posto dei figli! -. In qualche modo, insomma gli adulti si sentono valutati. Questo atteggiamento, però, non aiuta il bimbo a imparare e diventare sempre più autonomo”.

Il bambino dice no. E se mascherasse un disagio?
Il bambino si lancia in mille scuse e pretesti per evitare i compiti? Secondo la psicologa e psicoterapeuta Annella Bartolomeo, questo comportamento potrebbe anche essere un segnale di disagio e non un semplice capriccio.
Oltre che parlare con il bambino (o tenendolo sotto osservazione per un po’), “potrebbe essere importante confrontarsi e parlare con gli insegnanti”, dice la psicologa per capire meglio il contesto scolastico e della classe (rapporto con gli insegnanti, rapporti con i compagni per esempio) oppure se ci sono problemi di apprendimento.
Per Bartolomeo se il bambino è in fase di opposizione con i compiti è molto importante anche evitare insulti, ricatti o punizioni perché generano “solo un vissuto di impotenza e rabbia nel bambino. E con il tempo, si rischia di sviluppare una resistenza ancora più forte nei confronti della scuola”.
A volte, inoltre, bisogna tenere conto che il carico di lavoro assegnato può essere davvero troppo pesante. “Le scelte didattiche possono anche non essere adatte a tutti gli alunni,” osserva Bartolomeo.
Infine, si tenga presente che le nuove generazioni vivono con insofferenza “la noia e la mancanza di eccitazione, quindi per loro 'rassegnarsi' o capire l'importanza dei compiti a casa è un po’ più difficile rispetto alle generazioni precedenti”, conclude Annella Bartolomeo.



FONTE: http://www.nostrofiglio.it/Bambino-7-13-anni/scuola/compiti_a_casa_5_concetti_chiave_ai_genitori.html

domenica 1 settembre 2013

ASILO NIDO E SCUOLA DELL'INFANZIA: COME AFFRONTARE AL MEGLIO L'INSERIMENTO



Settembre e ottobre sono per molti bambini periodo di inserimento in nidi e scuole d'infanzia. Per i più piccoli spesso si tratta del primo distacco dalla mamma e per tutti l'ingresso nelle scuole rappresenta l'inizio di una nuova avventura in un gruppo di coetanei e con diverse figure di riferimento.
L'esperienza della separazione e il graduale inserimento in un nuovo contesto non riguardano solo i bambini, ma anche i genitori (solitamente la mamma, ma anche i papà o addirittura i nonni se sono loro ad essersi occupati del piccolo fino a quel momento)!
Gli educatori dovrebbero tenere questo ben presente ed essere attenti ad aiutare entrambi a gestire il distacco nel migliore dei modi, anche perchè la serenità della mamma nel lasciare il proprio figlio sapendolo in buone mani è fondamentale nell'aiutare il piccolo a frequentare la nuova comunità.
A seconda dell'età, del temperamento del bambino e della qualità delle sue relazioni con i genitori ci saranno diverse reazioni alla separazione e tempi differenti per un sereno inserimento. Nei primi mesi di vita è probabile che l'ansia per il nuovo ambiente si manifesti in maniera meno evidente, mentre nel periodo dell’angoscia dell’estraneo (intorno agli 8/9 mesi circa) ci saranno più difficoltà. Chi è stato sempre a casa con poche occasioni di socializzare o essere affidato ad altri farà più fatica, mentre in età per la scuola d'infanzia i tempi di inserimento sono ridotti (come infatti le strutture scolastiche prevedono).
 Solitamente nidi e scuole d'infanzia hanno ormai acquisito modalità di inserimento corrette e graduali e gli educatori sono attenti a fornire ai genitori tutte le informazioni per gestire al meglio questo periodo in cui il piccolo inizierà a frequentare il nuovo ambiente con gradualità, inizialmente con la presenza di un genitore (o di un nonno o di un'altra figura di riferimento) e pian piano da solo.

Ecco qualche consiglio della nostra psicologa Irene Koulouris:

- preparate il piccolo a cio' che lo aspetta raccontandogli cosa succederà e descrivendo in modo positivo quanto vi troverà (è un bel posto, pieno di giochi nuovi e ci saranno tanti bimbi...). Potete anche acquistare qualche libro illustrato che possa aiutare vostro figlio a visualizzare meglio la giornata all'asilo e a comprendere meglio il distacco da voi. Noi vi consigliamo ad esempio Mentre la mamma è a lavoro oppure Topo Tip non vuole andare all'asilo della Dami Editore o ancora Alice e il primo giorno di asilo edito da Il Giardino dei Cedri.

- lasciate che porti con sè il ciuccio e/o il pupazzetto/copertina preferiti in modo da avere un oggetto consolatorio e che mantiene una continuità con la casa. Solitamente tale oggetto è consentito portarlo anche nelle scuole d'infanzia.

- cercate di sentivi realmente serene e tranquille nel lasciare il bambino, congedandovi con affetto e col sorriso senza prolungare i saluti.

- ditegli che tornerete dopo pranzo/dopo la nanna in modo che sappia quando aspettarvi.

- non andate mai via di nascosto e ditegli sempre la verità. Se sgattaiolare via mentre è distratto può sembrare una buona strategia per allontanarsi senza sentirlo piangere è invece un modo per farlo sentire tradito e insicuro e fargli temere che la mamma possa sparire inaspettatamente per non tornare più.

E ancora, altri utili consigli da parte di un'educatrice di asilo nido, Chiara Gazzotti:

- cercate di far fare l'inserimento ad un'unica persona della famiglia, individuate una figura di riferimento per il vostro piccolo che sia sempre la stessa, potrete essere voi, il papà, un nonno o (se il rapporto è forte e solido) anche la baby sitter, purchè non ci si alterni. Questo gli darà maggiore sicurezza e sarà una costante in un periodo già ricco di novità e cambiamenti.

- per quanto possibile, cercate di mantenere anche a casa (almeno nel periodo contemporaneo e appena successivo all'inserimento) le stesse routine e gli stessi orari del nido o della materna, ad esempio per il pranzo o per la nanna. Questo aiuterà il vostro bambino ad abituarsi con maggiore facilità senza mandarlo in confusione all'arrivo di ogni week end.

- è molto importante, sia per voi stesse che per il vostro bambino, cercare di instaurare fin da subito un sereno rapporto di stima e fiducia con le educatrici del nido/materna. In questo modo anche vostro figlio percepirà serenità e si sentirà rassicurato vedendo il buon rapporto che avrete con le sue maestre. Ricordatevi che le educatrici non sono figure che intendono sostituirsi a voi ma sono un supporto importante al quale rivolgersi e affidarsi.

- cercate, anche nel corso dell'anno, di ritagliare momenti di colloquio individuale con le educatrici di vostro figlio. Se la proposta non arriva direttamente dal nido/materna, siate voi a richiederli in quanto fondamentali sia per voi genitori che per le educatrici stesse che in questo modo potranno comprendere meglio abitudini e caratteri dei vostri bimbi.

Un sereno inserimento a mamme e bimbi!



FONTE: http://www.mammeacrobate.com/bambini/0-3-anni/418-inserimento-allasilo-come-affrontarlo-al-meglio.html